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lunedì 9 maggio 2016

INTERIORMENTE PURIFICATI DALLO SPIRITO SANTO

Carissimi Amici, le prossime tre riflessioni prendono spunto dalla preghiera di S. Francesco "Omnipotens" (che riportiamo alla fine di questo articolo). Lo Spirito Santo è paragonato a un fuoco che purifica, illumina e accende. La riflessione del quarto giorno, realizzata da fra Flavio, tratta la prima delle tre azioni: "Spirito Santo che purifica". Buon ascolto!



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"Spirito Santo che purifica"


"Omnipotens"

Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio, concedi a noi miseri di fare, per la forza del tuo amore, ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che a te piace, affinché, interiormente purificati, interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito Santo, possiamo seguire le orme del tuo figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo, e con l'aiuto della tua sola grazia giungere a te, o Altissimo, che nella Trinità perfetta e nell'unità semplice vivi e regni glorioso, Dio onnipotente per tutti i secoli dei secoli. Amen.

San Francesco d'Assisi

domenica 8 maggio 2016

NON PUÒ ESSERCI CHIESA SENZA SPIRITO SANTO

Carissimi Amici, il terzo giorno della novena di Pentecoste coincide con la festa dell'Ascensione del Signore. La riflessione ci viene proposta da fra Daniele Giombini. Il tema: Lo Spirito Santo fa la Chiesa". Oggi, che è anche la "festa della mamma", e per noi la Chiesa è la madre che ci ha generati nella fede in Cristo. Buona Visione! 

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"Lo Spirito Santo fa la Chiesa"

ASCENSIONE: ... ESSERE RISOLLEVATI DALLA SPERANZA!

Carissimi amici, pubblichiamo la riflessione di fra Luca Marcattili sul Vangelo di questa Domenica, solennità dell'Ascensione. Una domenica in cui celebriamo il mistero che riempie la nostra vita di gioia vera e di Speranza... da testimoniare al mondo intero! Buona lettura!


Il Signore vi dia Pace!
In questa domenica la liturgia ci presenta l’Ascensione di Gesù al cielo raccontata dall’evangelista Luca. Mi piace partire dalla fine di questo brano quando si dice che dopo l’ascensione di Gesù al cielo i discepoli “tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio”. E’ interessante notare come questo sia non solo il finale di questo brano domenicale, ma anche di tutto il vangelo di Luca, un finale positivo ed entusiasmante, che ci appare quasi incredibile se vediamo a come le cose stavano andando fino a poco prima.
Ma perché cosi tanta gioia? Gesù non si è forse allontanato da loro definitivamente? Che motivo c’è di essere così felici se non potranno più vederlo in carne e ossa? Inoltre questa felicità incontenibile sembra quasi una contraddizione rispetto al loro atteggiamento precedente, quando dopo la morte in croce del loro Rabbì, erano invece tristi ed impauriti.
Cosi viene sinceramente da chiedersi: sono forse schizofrenici? Oppure è cambiato qualcosa? Tanti interrogativi mi sorgono nel cuore leggendo questa pagina, eppure so che una risposta c’è a tutte queste domande. E credo che stia in una parolina tanto semplice quanto profonda: speranza!
Si, quella speranza che è il vero carburante della vita, che è ciò che ci fa capire che quando tutto sembra finito invece c’è ancora un’altra possibilità che ci viene data (notare bene: CI viene data, non ce la diamo da soli!). E chi da ai discepoli questa speranza, questa vita rinnovata, è colui nel quale avevano riposto ogni loro precedente aspettativa (che non è speranza anche se a volte ci illudiamo che lo sia), colui che credevano perduto per sempre e che invece è tornato alla vita, e che in fondo è tornato per loro e anche per noi!
E cosi esplode la gioia, perché la Risurrezione non può non essere gioia, non può non essere vita che si rinnova, ma che si rinnova da un seme che sembrava morto, distrutto … questa è speranza: sapere che dopo quella che sembrava la fine, in verità c’è un nuovo inizio che ci attende … e come può questo non trasformare il cuore?
Cosi l’Ascensione è sicuramente un nuovo saluto, ma non un addio; i discepoli sanno infatti che il tempo che ora vivranno è solo un’attesa momentanea prima di poter stare per sempre con colui che amano, un tempo che richiede però un impegno attivo da parte loro e cioè di far conoscere a tutti la propria eccezionale esperienza, quanto hanno essi hanno vissuto. E’ Gesù stesso che lo ordina loro, mentre invece lo Spirito Santo sarà colui che li accompagnerà in questa missione di annunciare ad ogni uomo e donna che la speranza ha vinto sulla disperazione, che Dio in Cristo ha trionfato sulla morte!

sabato 7 maggio 2016

SPIRITO SANTO... AMORE CHE CI RENDE FIGLI!

Carissimi Amici, il Signore vi dia Pace! Oggi è il secondo giorno della novena di Pentecoste. Il video della seconda riflessione, realizzato da fra Giacomo, parla di come lo Spirito Santo ci rende figli di Dio! E' proprio vero: Dio è misericordia! E il fatto che siamo suoi figli, amati immensamente, questo è "misericordia"!


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venerdì 6 maggio 2016

LO SPIRITO SANTO... E L'IMMAGINE DIVINA IN NOI!

Carissimi Amici, il Signore vi dia Pace! In occasione della novena di Pentecoste, abbiamo pensato di pubblicare dei video con alcune riflessioni sullo Spirito Santo. Il video della prima riflessione è realizzato da fra Diego. Il tema di cui il nostro fratello ci parla è: "Lo Spirito Santo ricrea in noi l'immagine e la somiglianza con Cristo in noi"! Ascoltiamo come ciò può avvenire!


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domenica 1 maggio 2016

... MA QUALE PACE?

Carissimi amici, pubblichiamo il commento di fra Daniele Giombini al Vangelo di questa VI Domenica di Pasqua. Lasciamo che il Signore ci renda "strumenti della SUA Pace"...
Buona Domenica e buona lettura! 


Il brano di questa domenica è alquanto provocatorio! Sentire la parola “pace” stona un po’: apriamo il giornale, infatti, e pace non ne troviamo! Fiumi di persone che scappano da posti di guerra, famiglie distrutte, storie che ci giungono dalla nostra “civilissima” Europa in cui sembra che l’uomo sia sempre meno umano… e, nonostante ciò, Lui ci esorta: «Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore»! Sembra proprio che ci stia a prendere in giro, il nostro Signore!

Se leggiamo meglio, però, Gesù ci avverte: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi»! Quale è questa pace che Gesù ci vuole dare?
Innanzitutto, non è un “qualcosa” ma è “Qualcuno”! E’ Lui la Pace!
All’inizio del brano evangelico, infatti, ci dice «noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui», ossia la pace è possibile solo vivendo in comunione con il Padre e con Figlio. Noi avremo la vera pace solo se Gesù dimora in noi, solo se noi glielo permettiamo!

Ma come è possibile tutto ciò? Lasciamoci illuminare, ancora, dalle Sue parole: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà». L’osservanza della Parola, ossia l’obbedienza: è qui la risposta a tutto!
Anche questo, però, necessita di spiegazioni, per non cadere in un legalismo tipico di un cristianesimo “acidulo”, capace di criticare e di provare rancore per chi non si sacrifica come noi ci sacrifichiamo, per chi non vive le nostre stesse privazioni. Non è la legge e il “dovere” che danno pace… è sentire il Suo abbraccio che ci dà pace! E Lui ci abbraccia non perché ce lo meritiamo ma perché ci ama, e basta!
Ecco, allora, che queste parole di Gesù non possono essere un ricatto morale, come quando da bambini dicevamo: «tu sei mio amico, se…».

L’obbedienza non nasce dall’osservanza scrupolosa delle leggi, ma da un incontro con Lui, un incontro d’amore che cambia la nostra vita. In Lui, e solo in Lui, la nostra vita rinasce, cresce e si espande. Tutto ciò si rende possibile solo se ci lasciamo attrarre da Gesù e, lasciandoci attrarre, i nostri atteggiamenti, i nostri pensieri e le nostre parole non possono rimanere quelle di prima ma evolvono. Questo cambiamento avviene in coerenza con l’osservanza della sua parola. In poche parole, se amiamo Gesù, prima delle nostre parole, è la nostra vita a confermarlo, perché ciò che siamo grida molto più forte di ciò che diciamo! Il nostro vivere prende la forma della Sua Parola, e fa sì che Lui viva in noi e, in questo Suo dimorare in noi, egli, che è la pace, non può che darci Pace!

Una pace che, però, non è serenità né, tantomeno, comodità, anzi è un prendersi cura e un essere responsabile dell’altro. E’ quella sana inquietudine di chi sa che non può fare finta di niente, di chi sa che non può dire “non sono affari che mi riguardano”… Siamo pronti ad accogliere questa pace?
L’amore che ci lega a Lui non può farci dire le stesse parole del mondo ma ci spinge ad essere nuovi missionari, e l’invito che ci rivolge è: “dove è odio porta l’amore, dove è offesa porta il perdono, dove è il dubbio porta la fede, dove è l’errore porta la verità, dove è disperazione porta la speranza, dove è tristezza porta la gioia, dove sono le tenebre porta la luce e, contro la costruzione dei muri della paura crea brecce di Vita”… non è facile ma è l’unica strada di chi vive veramente ed è l’unica strada che può farci giungere alla vera felicità, perché è l’unica strada che ci porta a Lui!



domenica 24 aprile 2016

ECCO LA TENDA DI DIO CON GLI UOMINI!

Carissimi Amici, condividiamo con voi la riflessione di fr Rosario Terranova sul Vangelo di questa quinta Domenica di Pasqua. Dio vuole fare di noi la sua "dimora". 


Dal vangelo di oggi vorrei prendere due elementi che emergono. Uno è quello della Gloria, usato cinque volte in appena due versetti. L’altro elemento è quello dell’amore, che si trova quattro volte in altri due versetti.

Cos’è questa “Gloria”? Perché il “comandamento dell’Amore” viene chiamato “nuovo” da Gesù? C’è un collegamento tra Gloria e Amore? E tutto ciò che può dire alla nostra vita? Proviamo a vedere un po’!

Per comprendere cos’è la Gloria  può aiutarci ricordare alcuni brani dell’Antico Testamento dove si parla, ad es. di una nube che copre la tenda del convegno dove stava l’arca dell’alleanza (Es 40, 34), oppure ad una colonna di fuoco, ecc. In tutte le occasioni narrate in questi brani si parla di Gloria di Dio. Questa Gloria sta ad indicare che Dio decide di prendere dimora in mezzo al popolo che si è scelto e manifesta questa gloria quando intende liberarlo da schiavitù. Non a caso, nei racconti della nascita di Gesù a Betlem, cioè quando Dio viene ad abitare in mezzo agli uomini per donare loro libertà, gli Angeli cantano “Gloria a Dio…” (Lc 2, 14).

Il secondo elemento è l’Amore. Dobbiamo, però, inserire queste parole nel contesto dei discorsi di addio che Gesù rivolge ai suoi discepoli, a poche ore dalla sua morte. Inoltre ne parla proprio subito dopo che Giuda ha deciso di consegnarlo, di tradirlo.

Gesù dice “amatevi”, dice “amatevi gli uni gli altri”! E fin qui è tutto ok. Cose ben sapute anche dall’Antico Testamento. Ma dove sta la novità? Perché “comandamento nuovo”? La risposta sta in quel piccolo “come Io vi ho amati”. Infatti Gesù ama per primo, non pretende il contraccambio, è un amore gratuito. Gesù ha amato Giuda anche nei momenti in cui lo stava consegnando. Il suo è un amore che non si ferma davanti al tradimento e nemmeno davanti alla morte. Coloro che si amano con questo amore, in maniera vicendevole, sono discepoli, da questo lo riconosceranno.

C’è un collegamento tra Gloria e Amore? Forse si! Ogni volta che accogliamo l’amore che Dio ci dona e lo mettiamo in circolo tra noi, Dio viene ad abitare in mezzo a noi, Dio pone la sua dimora in mezzo a noi, la sua "gloria". Questo è il cielo nuovo e la terra nuova di cui parla il libro dell’Apocalisse che leggeremo nella seconda lettura della messa. Nello stesso brano si dice “Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio”.


Ma nella celebrazione Eucaristica facciamo esperienza concreta di tutto quello che abbiamo detto: Dio viene ad abitare in mezzo a noi, prende dimora in un piccolo pezzettino di pane con il desiderio di stare con i suoi figli e liberarli dalle loro schiavitù. In questo modo dimostra quanto è grande il suo amore per noi, al punto da donare il suo corpo e il suo sangue per noi!