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domenica 12 giugno 2016

L'AMORE CHE PERDONA E GUARISCE

Carissimi Amici, siamo alla undicesima Domenica del Tempo Ordinario. Questa Domenica la liturgia ci propone il Vangelo di Luca con il brano della peccatrice perdonata. Pubblichiamo la riflessione del nostro fra Daniele Giombini. Buona lettura e buona Domenica!




Il Signore vi dia pace!
Questa domenica la liturgia ci presenta una immagine bellissima di come l’amore generi vita, rialzi dal buio di una morte spirituale e ci richiami ad una gioia piena! 
Questo messaggio di speranza, Gesù ce lo propone con l’aiuto di una donna, una donna, una peccatrice di quella città”!
L’invito che Gesù ci fa, oggi, a ognuno di noi, è ben espresso nelle parole che il Signore rivolge a Simone: «Vedi questa donna?». Più che una domanda, è un invito: guarda questa donna, non avere paura, perché proprio lì dove pensi ci sia la tua più grande miseria, la cosa più indegna di te, è lì che si può fare esperienza della misericordia di Dio! Gesù non si vergogna di farsi toccare da nessuno, anzi Lui desidera una relazione concreta con noi! 
Perché il Suo tocco è un tocco guaritore! Il racconto della parabola del creditore e dei due debitori, serve a Gesù per aiutare il fariseo Simone, e ognuno di noi, a entrare in una nuova logica! Dio non è uno che deve essere pagato, è uno con cui vivere! Dio non “fa le pulci” su quanto ha dato e quanto gli abbiamo restituito, ma è uno che ci ama e ci invita a fare dell’amore (che è sempre un prestito a fondo perduto!) la nostra esistenza!
Perché solo se amiamo, esistiamo, perché solo se amiamo ritroviamo la nostra vera identità, perché solo se amiamo… viviamo!
«Chi di loro dunque lo amerà di più?».
Finchè mi rapporto con freddezza e calcolo, con la presunzione di chi dice “in fondo in fondo non sono mica tanto male… guarda gli altri che fanno questo e quello!”… finché starò fermo a questo livello, non sperimenterò mai il perdono di Dio. MA, se non sperimenterò mai il Suo Perdono, allora, non avrò la possibilità di conoscere il Suo Amore. E, SE non conoscerò il Suo Amore, non potrò mai veramente amare!
Il lungo cammino che ci porta ad allontanarci dal peccato non sta nella rincorsa spasmodica ed angosciata della nostra perfezione, ma nel coraggio di porci davanti a Dio nella verità, è lì che il nostro peccato perde forza!
Siamo perdonati dai nostri peccati perché siamo entrati nell’amore di Dio, perché abbiamo stabilito una relazione con Lui!!! E’ in questa relazione che sta la nostra perfezione!
«Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt5,20): la giustizia perfetta è la misericordia!
La vera conversione porta a un cambiamento concreto della nostra vita, altrimenti si ritorna ad essere come Simone! Ecco allora il circolo dell’amore e del perdono:
“sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato”: perché ciò che  a Dio interessa, non sono le nostre “cadute”, ma il fatto che noi amiamo e, visto il parallelo profano “solo chi fa sbaglia”, allora è comprensibile che a chi ama, Dio non rifiuterà certo il suo amore;
ma anche a chi molto sarà perdonato molto amerà: perché solo essendo consapevoli dell’opera di misericordia che Dio ha fatto in noi, la nostra vita non potrà che rispecchiare questa logica. Un amare che sarà concreto, che sarà toccare gli intoccabili.


Si vede che c’è lo Spirito Santo nel nostro cuore dalla GRATITUDINE, dallo stare davanti agli altri, sapendo che noi, per primi, siamo dei poveri che sono stati perdonati! Solo così potremmo fare gesti di amore esagerato, come questa donna, come Gesù sulla croce! Gesti che provocheranno anche scandali e incomprensioni. Se sapremo andare avanti nella nostra missione di essere “portatori del Suo Amore”, nonostante le critiche, le accuse, le incomprensioni, e senza chiederci se chi stiamo amando meriti o meno il nostro amore, allora saremo veramente immagine di quel Gesù che affronta il dono massimo di sé, sulla croce, senza rimpianti e senza rancore, ma solo con puro amore!




sabato 4 giugno 2016

VITA IN CAMBIO DI MORTE!

Carissimi Amici, siamo alla decima Domenica del Tempo Ordinario. Questa Domenica la liturgia ci propone il Vangelo di Luca con il brano della risurrezione del giovane figlio della vedova di Nain. Pubblichiamo la riflessione del nostro fra Rosario M. Terranova. Buona lettura e buona Domenica!
Gesù risuscita il figlio della vedova di Nain - Duomo di Monreale (PA)

Il Vangelo di questa Domenica è l’episodio in cui Gesù risuscita il giovane figlio di una vedova della città di Nain. C’è un fortissimo collegamento con il brano dell’Antico Testamento in cui il profeta Elia risuscita il figlio della vedova di Sarepta (cfr 1Re 17). L’evangelista vuole mostrare che Gesù è IL profeta che il popolo aspettava, il Messia! Ma non con le modalità che credeva la gente di quel tempo. Anche Giovanni Battista, come si vede dai versetti successivi, fa fatica a riconoscere Gesù come Messia: «sei tu colui che deve venire?».

In questo brano l’Evangelista Luca ci mostra come e in che situazioni Dio ci dona vita e liberazione. Durante il cammino Gesù, profondamente commosso, si accosta alla bara del ragazzo e la tocca. Quando lasciamo toccare a Dio la nostra vita, tutte quelle situazioni in cui sperimentiamo morte e sofferenza, ci viene fatto dono della sua Vita! Infatti, da quando “Dio ha visitato il suo popolo”, cioè da quando Gesù cammina nelle strade del mondo non c’è più spazio per la morte. Egli è la Vita e non c’è più spazio per la morte, se noi restiamo uniti a lui come i tralci alla vite.

Questa donna sperimenta solitudine, morte, povertà, silenzio, sofferenza e disperazione. Non si riesce ad immaginare un dolore più grande di una madre a cui muore il proprio figlio. È tutto ciò che Gesù stesso ha sperimentato sulla croce, un abbandono totale. 

Sembra, però, che avvenga uno scambio! Dio consegna il suo Figlio alla morte per far rilasciare il figlio della vedova. Gesù prenderà e porterà con sé, sulla croce, tutte queste nostre “morti”, e da lì ci donerà la vita. In questo modo Gesù consegna se stesso alla morte, ma riprende tutto ciò che ella ci aveva strappato.Ma noi possiamo decidere di non lasciar toccare a Dio quei luoghi di morte che viviamo; possiamo scegliere di non ascoltare la Parola di Vita che Egli ci rivolge. In questi casi lasciamo alla morte che ci strappi dalla vita che è Dio!

Dunque, uno degli inviti che questo brano ci rivolge è quello di restare sempre uniti a Gesù e consegnare nelle sue mani ciò che la morte sembra volerci strappare. In fondo ciò è l’essenza dell’essere “discepoli”: restare uniti a Gesù come i tralci alla vite. 

Un altro invito ci viene ancora rivolto. Anche noi, discepoli di Gesù, spesso incontriamo lungo il cammino tanti “cortei funebri”, cioè tanti fratelli e sorelle che vivono momenti di “morte”, di smarrimento, di sofferenza. "Stranamente" molti di questi sono “giovani”, come nel Vangelo, che richiedono da parte nostra una vicinanza, un’accoglienza, un semplice “toccare”, un farsi prossimi e un rivolgere LA Parola, perché ridoni vita e senso all’esistenza segnata dalla morte. Siamo chiamati a verificare se il nostro “corteo”, la Chiesa dei discepoli di Gesù, è veramente un corteo che dona la vita perché porta con sé il Signore, o se non è per niente diverso dai cortei funebri.

Non disperiamo mai, anche quando stiamo già per giungere al sepolcro. Gesù non si stanca mai di camminare nelle strade della nostra vita, segnate da morte, per portare consolazione, speranza e vita. La Vita è più forte della morte. Scegliamo la vita!
Buona risurrezione a tutti voi e buona Domenica! 

sabato 28 maggio 2016

FIDUCIA... SENZA CALCOLI!

Carissimi Amici, questa Domenica celebriamo la solennità del Corpo e del Sangue del Signore. Condividiamo con voi la riflessione sul Vangelo di fra Rosario Terranova. 
Buona lettura e buona Domenica!

Carissimi Amici, il Vangelo di questa Domenica è il racconto della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Nel Vangelo di Luca c’è un forte richiamo con i brani dell’Antico Testamento in cui si narra il dono della manna che Dio fa al popolo d’Israele. Molti sono gli elementi comuni: il deserto, la fame, Dio che sfama il suo popolo. Ma vediamo un attimo di ricordare il racconto dell’Esodo (cfr Es 16).

Durante il cammino nel deserto il popolo, stanco e affamato, aveva mormorato contro Mosé e Aronne (e indirettamente contro Dio) accusandoli di aver condotto il popolo nel deserto per farlo morire di fame. Rimpiangevano i “bei tempi” in cui erano schiavi ma, almeno, stavano seduti davanti alla pentola della carne. Dio, allora, fece scendere dal cielo un cibo che mai avevano visto, né mangiato: la manna.

Il popolo, lungo la storia, non ha mai smesso di fare memoria di questo dono, perché segno della provvidenza di Dio che si prendeva cura di loro e che camminava sempre al loro fianco senza abbandonarli. 

Anche nel brano del Vangelo la folla si trova nel deserto, ha fame e ha bisogno di essere curata (più avanti vedremo da cosa).
La questione centrale di questo brano evangelico è quella dell’identità di Gesù: chi è questo Gesù? Infatti, questo tema compare sia poco prima del nostro brano, quando Erode, sentendo parlare dei segni che compie, si chiede chi è Gesù. Ma anche subito dopo il nostro brano, Gesù chiede ai suoi discepoli chi la gente pensa che sia, e dopo lo chiede personalmente a loro: “e voi, chi dite che io sia?”.
Potremmo formulare la domanda anche in un altro modo: Ci si può fidare di questo Gesù? Ci possiamo fidare? È un Dio che, come pensava il popolo nel deserto, o anche i discepoli, ti rimanda a casa digiuno e che non si prende cura di te? La risposta è evidente: egli si è sempre preso cura del suo popolo e, adesso, Gesù continua a farlo. Dio è un Dio provvidente!

Il discorso sarebbe, invece, da spostare sul modo, sulle modalità in cui lo fa’. Infatti, Gesù chiede ai suoi discepoli che si compromettano, che impegnino la propria vita, e questo lo chiede anche a noi. Ma noi siamo subito pronti a rispondere sul modello degli apostoli: “ma non abbiamo abbastanza per noi, come facciamo a sfamare cinquemila uomini?”, siamo sempre “imperfetti” e “mancanti”!

Comprendiamo bene se veramente abbiamo conosciuto Dio e se ci fidiamo di lui solo quando siamo disposti, davanti alle difficoltà, alle situazioni apparentemente irrisolvibili e impossibili, a mettere comunque nelle sue mani il “poco” della nostra vita, quei cinque pani e due pesci. Questa è una questione fondamentale, perché Gesù ci chiederà sempre cose che non siamo in grado di fare con le nostre sole forze. E allora, che faremo? Aspetteremo di aver raccolto prima cinquemila pani e cinquemila pesci prima di muoverci? Manderemo tutti a casa? Oppure, con fiducia, metteremo quei pochi, insufficienti, pani, la nostra piccola vita, per amore e con Misericordia nelle mani di Dio?

E anche per noi, nei momenti della nostra vita: aspetteremo di essere perfetti per aiutare un amico? Aspetterai di essere perfetto per amare tua moglie o tuo marito? Deciderai di sposarti solo dopo aver organizzato tutta la vita, senza lasciare spazio all’agire di Dio? Aspetteremo di rispondere all’invito che Dio ci rivolge di essere sacerdote, frate, suora fino a quando non ne saremo capaci? Beh, allora non riusciremo mai a fare un bel niente!

Dunque, due sono gli inviti che riceviamo oggi dalla Parola del Vangelo. Uno è riconoscere che Dio vuole rimanere sempre vicino a noi, suo popolo e l’Eucaristia ne è la prova. Egli è il Dio misericordioso e provvidente, un Dio che libera da tutte quelle schiavitù che non ci fanno vivere da figli suoi. 

Schiavitù in cui cadiamo quando non ci fidiamo di lui. Egli ci cura da questa mancanza di fiducia e cura anche le ferite che queste schiavitù lasciano nella nostra vita. L’altro invito è proprio quello di fidarci di Gesù, perché egli è degno di fiducia. Possiamo, tranquillamente, mettere la nostra piccola vita nelle sue mani con la certezza che egli ne farà un capolavoro, nel servire gli altri e distribuendo la vita (il pane) che egli ci dona.
Buona moltiplicazione della vostra vita!

domenica 22 maggio 2016

TRINITÀ: UN DIO CHE È RELAZIONE!

Carissimi Amici, pubblichiamo la riflessione di fra Massimiliano Volante sul Vangelo di questa Domenica, solennità della SS Trinità. E' davvero difficile parlare di questo grande mistero, ma non è difficile comprenderne la logica: quella di donazione totale, reciproca e per Amore tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Lo Spirito Santo ci insegnerà ogni cosa. Chiediamo a Lui di insegnarci ad Amare in questo modo "trinitario"! Buona Domenica!


La festa della Trinità è una festa “strana” perché non è memoriale di un evento della vita di Cristo! Il mistero della Trinità sconvolge il modo di pensare umano e religioso. Con la Chiesa oggi contempliamo Dio nella sua realtà più profonda e più intima: Dio è Padre creatore, Figlio redentore e Spirito Santo amore. 

L’unico modo di entrare in questo mistero della fede è partire da Cristo. Gesù stesso rassicura i discepoli promettendo lo Spirito Santo che attinge direttamente tutta la verità dal Padre e dal Figlio. Il brano evangelico è tratto dai “discorsi di addio” di Gesù.

Nel Vangelo di questa Domenica si parla dello Spirito che guida alla verità. Spesso i discepoli sono incapaci di cogliere il senso profondo dell’insegnamento di Gesù. Lo Spirito Santo ci guida alla conoscenza progressiva della sua parola, non annunziando cose nuove, ma consentendoci di penetrare sempre più la verità rivelata da Gesù.
Gesù aveva glorificato il Padre durante la sua esistenza terrena. Ugualmente lo Spirito Santo glorificherà Gesù, facendo conoscere ai discepoli la gloria del figlio di Dio e la salvezza da lui attuata con il suo innalzamento in croce. 

Tra le persone divine esiste una comunione profonda di vita: il Padre comunica al Figlio tutto quello che ha, il Figlio lo trasmette allo Spirito, e questi, ai discepoli, a noi. Gesù, che ha insegnato per anni ai suoi discepoli, a un certo punto dice: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso”. 

Anche Gesù ha fatto l’esperienza del desiderio di comunicare molte cose ma di rendersi conto che l’altro, gli altri non sono in grado di comprenderle, di portarle dentro di sé. In ogni relazione l’assiduità provoca una crescita di conoscenza, l’ascolto e le parole scambiate permettono una maggior comunicazione con l’altro, ma a volte ci si trova di fronte a dei limiti che non si possono oltrepassare. L’altro non può comprendere, non può accogliere ciò che si dice. 

Si manifesta il limite, una barriera che può anche far soffrire ma che va accettata. Gesù, però, getta lo sguardo sul tempo dopo di sé, con fede, fiducia e speranza: “Oggi non capite, ma domani capirete”. Egli sa che la vita e la storia sono anch’esse rivelatrici; che vivendo si arriva a capire ciò che abbiamo semplicemente ascoltato; che è con quelli con cui camminiamo che si comprendono più profondamente.

La nostra fede non è statica, non ci è data una volta per tutte come un tesoro da conservare gelosamente, ma è un dono che cresce nelle nostre mani. Questa crescita è un cammino “guidato” dallo Spirito Santo: “Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità”.

Le parole di Gesù sullo Spirito Santo, dunque, ci indicano il Padre, Dio, perché il Padre e il Figlio hanno tutto in comune: il Figlio è la Parola emessa dal Padre e lo Spirito è il Soffio di Dio che consente di emettere la Parola. È in questo modo che Giovanni, attraverso le parole di Gesù, ci accompagna a intravedere il nostro Dio come Padre, Figlio e Spirito Santo: un Dio che è comunione d’amore, un Dio che nel Figlio si è unito alla nostra umanità e attraverso lo Spirito Santo è costantemente trascinato in questa comunione di vita.

Buona festa della SS Trinità! Il Signore vi dia Pace!

martedì 17 maggio 2016

MISERICORDIA E VERITÀ S'INCONTRERANNO!

Carissimi Amici, il Signore vi dia Pace. Sono passati appena due giorni dalla festa di Pentecoste. Vogliamo condividere con voi la testimonianza vocazionale del nostro fra Frank Hebestreit, per vedere concretamente come lo Spirito Santo opera nella nostra vita. Anche se, il suo, è sempre un agire silenzioso, possiamo, però, ben accorgerci di cosa è capace di fare...

Sono fra Frank e vengo dalla “grande” Germania, dove sono nato e cresciuto. Da circa 5 anni vivo in Italia. Ma, volete sapere per quale motivo sono passato da würstel e krauti a caffè e dolci? È un lungo cammino di ricerca della verità sulla mia vita, su Dio e sugli altri. Vi racconto alcuni momenti importanti di questa avventura personale.
Dopo il servizio civile volevo studiare, ma mi sono gravemente ammalato. Durante la degenza all’ospedale Dio mi ha aperto gli occhi attraverso la verità contenuta nei Vangeli che ho letto quattro volte di seguito, perché sentivo in essi una profondità inedita da scoprire. 

La mia conversione è avvenuta in mezzo a tanti malati e alla loro vicinanza. Così potevo toccare con mano che Dio agisce ovunque: nella miseria e nella gioia. Dopo un certo tempo ho, poi, ripreso l’idea dello studio andando all’università di Eichstätt, un piccolo paese nella Baviera, di stile barocco, molto carino. Qui ho incontrato per la prima volta un cattolicesimo forte. 

Fino a quel momento avevo fatto esperienza nella comunità protestante, pur essendo stato battezzato nella Chiesa Cattolica. Ma, conosciuta la ricca spiritualità, la tradizione e la comunità mi sono convinto a fare un passo in avanti. Nella notte di Pasqua del 2004 ho ricevuto la confermazione dello Spirito per trovare la vera strada per la mia vita. Intuivo il percorso, ma non avevo chiarezza su me stesso e su cosa fare della mia vita. 

Ho iniziato a studiare scienze politiche, ma un incontro speciale con un ex-certosino mi ha aperto gli occhi al mondo della filosofia. Erano le domande filosofiche che mi attiravano, mi spingevano a cercare. Ho scoperto la libertà del pensiero. In definitiva la possibilità di percorrere la via per conoscere Dio. Da questo momento in poi la filosofia, insieme con la luce della fede, sono state la lampada per illuminare la mia interiorità e per capire il mondo. Ben presto mi è affiorata l’idea di farmi religioso. Nel dicembre 2008 ho incontrato, su proposta di una cara amica, i Frati Minori Conventuali. Una via alla quale non avrei pensato neanche in sogno. Non conoscevo niente di san Francesco e dei suoi compagni e non mi trovavo nello spirito francescano. 

Così per lo meno pensavo io. Ma Dio conosceva la verità nascosta anche a me stesso e mi ha condotto nella comprensione con molta pazienza e amore. Finito il dottorato, sono entrato nel postulato della provincia tedesca nel 2009, sempre dubitando: “ma è questa la mia strada? Impossibile!” Così parlava la mente, il calcolo, la paura. “Ma è tutto vero, questo sei tu!”, rispondeva il cuore. 

Ho trascorso un anno intero con questa tensione dentro, prima della proposta di continuare il cammino vocazionale in Italia, a Brescia. Ventiquattro ore  di tempo per decidere. Tutto questo senza conoscere neppure una frase in italiano. Ma stavo facendo qualcosa che contava più di mille discernimenti, e in contrasto con la mia abitudine intellettuale: mi sono fidato di Dio.

Forse era più facile per me capire Hegel e Kant, che fare questo semplice gesto di fiducia, perché era questo che Dio voleva da me, la mia mano aperta. E così si aprì un mondo nuovo, quasi una vita nuova. All’inizio è stato duro: la cultura, la lingua, il vivere insieme e il disagio di non poter esprimere le mie emozioni, i miei stati d’animo. Naturalmente l’atmosfera umana. Ma grazie ai fratelli e a uomini gentili e benevoli mi sono aperto alla vita, a me stesso, alla mia interiorità e alla bellezza del mondo. Perciò rendo grazie ogni giorno per il dono di stare in questo paese per provvidenza divina. Dopo il Postulato sono entrato in noviziato, la fase di discernimento per la professione religiosa, ad Assisi, proprio vicino alla tomba del nostro padre San Francesco. È stato un anno di crescita, di conferma della mia intuizione di fondo della voce di Dio: “questa è la strada!”. 

La visita dei luoghi francescani, il vivere accanto al Santo e respirare l’aria di questo luogo mi hanno portato alla certezza intima di voler condividere in profondità la vita con Cristo nella fraternità. Il giorno 8 settembre 2012, nella Basilica inferiore di S. Francesco in Assisi, ho fatto la professione dei voti di povertà, obbedienza e castità. Solo in seguito ho realizzato che la professione fatta si rivela come tale solo nel vissuto quotidiano. È come un viaggio che si organizza. Una volta progettato non rimane che mettersi in cammino, non solo con la mente, ma soprattutto con il corpo, cioè con tutto te stesso. Dal 2012 sto (nuovamente) studiando teologia. Sono già alla fine del percorso di studi. Ma la ricerca della verità continua. È un pochino come nel film “Il Signore degli anelli”: vivere in compagnia per diventare veramente me stesso e un dono per gli altri con Dio, il mio unico “tesoro” (senza rinunciare alla mia passione di giocare a ping pong!).

La pace del Signore sia con voi!

domenica 15 maggio 2016

E' LO SPIRITO SANTO CHE FA CANTARE!

Carissimi Amici, siamo molto contenti di essere riusciti a realizzare, in questa novena di Pentecoste, delle riflessioni sullo Spirito Santo e vogliamo ringraziarvi per averci ascoltato. Oggi, vogliamo farvi dono di questo canto, che è anche preghiera, e chiedere a Dio che realizzi queste parole nelle nostre vite.

Clicca qui sotto per guardare il video

LO SPIRITO SANTO: LEGGE DI DIO NEL NOSTRO CUORE!

Carissimi Amici, pubblichiamo la riflessione di fra Daniele Sciacca sul Vangelo di questa Domenica di Pentecoste. Dio dona al nostro cuore la possibilità di osservare la sua Parola, che ora non è più soltanto scritta su tavole di pietra, ma direttamente nel nostro cuore. E ciò grazie al dono dello Spirito Santo che è per noi la forza per fare della nostra vita un dono. Buona solennità di Pentecoste!


Cari fratelli e sorelle il Signore vi dia Pace!
Siamo ormai giunti alla grande solennità della Domenica di Pentecoste. Questa parola significa “cinquanta giorni dopo la Pasqua”. E' la festa in cui gli ebrei facevano memoria grata del dono della Torah (la Legge) a Mosè sul monte Sinai da parte di Dio. L'evangelista Luca ci racconta di come, in questo contesto, Gesù fa dono ai suoi discepoli riuniti con Maria nel cenacolo, dello Spirito Santo.

Lo Spirito, lo sappiamo tutti, è la terza Persona della Trinità. Tuttavia nella nostra vita rischia di restare ai margini. Senza lo Spirito di Dio il cristianesimo resta come un corpo senz'anima, come un'automobile senza benzina.

Nel Vangelo di questa Domenica Gesù parla ai suoi discepoli proprio di questo. Siamo nel contesto dei  discorsi di addio, ovvero di quelle ultime parole che il Signore rivolge ai discepoli prima della sua Passione. In particolare mi colpiscono due passaggi che voglio condividere con voi.

Il Vangelo si apre con questa frase di Gesù: “Se mi amate osserverete i miei comandamenti”. Gesù non propone un amore sentimentale o che sia pura emotività, ma un amore molto concreto. L'amore infatti si realizza quando è presente non solo il sentimento, ma anche la volontà di donarsi all'altro. Nel Vangelo di Matteo Gesù ricordava proprio questo: non chi dice “Signore, Signore” entrerà nel Regno dei Cieli, ma colui che fa la volontà del Padre che è nei Cieli.

Il Padre e il Figlio faranno dono dello Spirito, che il Vangelo di Giovanni chiama “Paraclito” che letteralmente significa “colui che sta accanto”, “colui che sorregge e consola”. Tale Consolatore resterà con noi sempre. La sua missione sarà, non solo di accompagnare e sorreggere la nostra vita in Cristo, ma anche di guidarci sempre più verso Gesù. Nel vangelo infatti leggiamo che  “il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”. Questo Gesù non lo disse solo ai suoi apostoli, ma lo dice anche a noi oggi. 

Noi cristiani del terzo millennio siamo in questo grande fiume, che è la storia, guidati dallo Spirito perché possiamo essere memoria che vive e attualizza la Parola di Dio, per poter annunciare a questa generazione la buona parola del Vangelo, che cioè Dio è una presenza di amore e una presenza salvifica per ogni essere umano.
Buona Domenica di Pentecoste a tutti voi!